Horse Angels, nota associazione che da anni si batte per la tutela legale di tutti gli animali (e non solo…), ha recentemente intrapreso una nuova battaglia. Ha infatti presentato una petizione al mondo della politica per sollevare un tema purtroppo poco considerato: la tutela dei soggetti in difficoltà. Ovvero di quei cavalli che dopo essere stati ‘tutelati’ per una vita da regole e regolamenti, dopo essere stati chiamati atleti, per limiti d’età o altro, abbandonano il circuito agonistico. E spesso si ritrovano nel vuoto. Oppure di quelli che vengono sottratti a condizioni di maltrattamento e sequestrati.
«Per l’Ippica i soldi si trovano sempre per finanziare gli ippodromi. Anche per finanziare gli sport equestri alla fine i soldi si trovano sempre. Quando ci sono cavalli in difficoltà, magari provenienti da sequestro, non c’è mai un euro pubblico per soccorrerli. Non ci sono i posti in cui eventualmente ospitarli che siano su demanio dello Stato» spiega Roberta Ravello, presidente di HA.
Secondo quanto dichiarato dalla Ravello «I comuni e le province non hanno le risorse. Le regioni e lo Stato dicono di non avere le risorse. La petizione che presentiamo serve per attenzionare il legislatore sul fatto che c’è un divario enorme. Quanto più i proprietari degli animali sono ricchi, quanto più lo Stato italiano trova le risorse per farli divertire con il loro sport preferito. Quanto più gli animali sono poveri, quanto meno ci sono risorse per aiutare loro e i loro proprietari. Siamo in uno Stato che è l’esatto contrario di quello che provvede allo Stato sociale: ci sono le risorse sull’abbondanza e non ci sono dove veramente ce ne sarebbe bisogno».
Il tema va a Bruxelles
E così, proprio per combattere i termini legali di questo tipo di disparità sociale che si estende fino ai cavalli, dopo la petizione presentata alla Camera dei deputati, Horse Angels porta la questione degli equidi domestici in difficoltà anche al Parlamento europeo. Al centro della nuova iniziativa ci sono cavalli sequestrati, confiscati, abbandonati, anziani o non più collocabili nel circuito economico e agonistico.
Il Parlamento europeo di Bruxelles ha registrato la petizione con il n. 41029.
«Che sia chiaro – aggiunge Roberta Ravello – Horse Angels non vuole che siano tolte le risorse dall’ippica o agli sport equestri per essere catapultate sui cavalli bisognosi. Semplicemente si chiede una redistribuzione socialmente più giusta, che tenga presente anche chi si trova in uno stato di fragilità».
Quali costi, quali risorse
Del resto, se si vuole affrontare davvero il tema della tutela degli equidi, non si può far finta di non sapere che una volta usciti dal segmento produttivo/agonistico, non tutti i cavalli sono così fortunati da avere amorevoli proprietari che li manterranno fino alla fine dei loro giorni. Anche se ci piacerebbe pensarlo, purtroppo non è così.
Così come è troppo facile invocare i sequestri dei cavalli maltrattati per poi scoprire che spesso vengono ri-affidati ai proprietari-maltrattanti solo perché non c’è altro luogo dove metterli o altro sistema per mantenerli.
Come spiegano da Horse Angels, quando un’autorità dispone il sequestro di un animale, l’animale deve comunque essere custodito, alimentato e, quando necessario, curato. E le associazioni che accettano di prendere in carico gli equidi possono trovarsi a sostenere direttamente tutte le spese.
Eppure, come evidenziato dall’associazione, la legge 189/2004 prevede una specifica destinazione delle entrate derivanti dalle sanzioni pecuniarie previste dalla legge, attraverso la riassegnazione al Ministero della Salute e la destinazione delle somme alle associazioni e agli enti individuati dalla normativa.
Quali somme vengono effettivamente raccolte, riassegnate e distribuite?
A titolo esemplificativo, Horse Angels dichiara che, pur operando dal 2009 nel ricollocamento di equidi provenienti da sequestri, e pur essendo stata riconosciuta all’uopo nel 2017 dal Ministero della Salute, non ha ricevuto ad oggi alcuna quota di tali risorse.
Fermo restando che l’iniziativa di Horse Angels non vuole puntare il dito sul mondo del cavallo ‘ricco’ contrapponendolo a quello ‘povero’, il punto è abbastanza chiaro: «Se una società investe nel proprio patrimonio equestre, deve anche essere capace di occuparsi degli animali che quel sistema lascia indietro. Per questo chiediamo una responsabilità istituzionale più chiara: risorse, strutture convenzionate, procedure e un sistema nazionale capace di affrontare anche la situazione degli equidi che non hanno più un valore commerciale».






















